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Lodovico è una piattaforma interattiva, aperta e trasversale che raccoglie il patrimonio storico manoscritto e fotografico in forma digitalizzata, di archivi e biblioteche. È un portale sperimentale sorto all’interno di AGO Modena Fabbriche Culturali, progetto promosso da Comune di Modena, Fondazione di Modena, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e Ministero dei Beni Culturali e del Turismo. Lodovico si avvale del partenariato del Centro di Ricerca Interdipartimentale sulle Digital Humanities dell’Università di Modena e Reggio Emilia (DHMoRe). La piattaforma afferisce al sistema MLOL, di cui mira a costituire un prezioso complemento. La sfida messa in atto attraverso Lodovico è quella di riunire su un’unica bancadati interoperabile più collezioni e fondi documentari digitalizzati afferenti a diversi istituti. Il patrimonio artistico e culturale verrà inserito in un sistema cross-istituzionale che permetterà di mettere in comunicazione le collezioni e le opere di enti differenti attraverso uno stesso standard di metadatazione. L’operazione ha come obiettivo la catalogazione riunita e ordinata di collezioni sparse, ma anche la loro interoperabilità. Quest’ultima caratteristica consentirà all’utente di lavorare e agire direttamente sui documenti mettendoli in comunicazione e confronto tra loro. Il modello di piattaforma Lodovico ha una struttura in grado di riunire le collezioni e i fondi della provincia di Modena, così come di essere esportata a livello regionale, nazionale e internazionale.

Le Cronache di Modena di Giovanni Battista Spaccini, Antonio Rovatti e Antonio Setti, conservate presso l’Archivio Storico del Comune di Modena, rappresentano una preziosissima fonte storica per la ricostruzione del passato della città in età moderna e contemporanea. I quarantotto volumi manoscritti e qui digitalizzati ripercorrono le vicende di Modena rispettivamente dal 1588 al 1636, dal 1796 al 1818 e dal 1796 al 1868. Le vive curiosità intellettuali di Spaccini, Rovatti e Setti dipingono il ritratto di Modena attraverso i grandi eventi storici internazionali e gli episodi più curiosi: nelle Cronache si trovano fatti politici, intrighi di corte, scoperte scientifiche, aneddoti, osservazioni sul costume, profezie, dicerie, stampe e disegni.

L’Autografoteca Campori è una collezione di 205.824 carte. Si tratta di circa 100.000 documenti, per lo più manoscritti e spesso autografi, ripartiti in fascicoli onomastici in base al cognome dell’autore o del mittente del documento. La collezione abbraccia cinque secoli di storia, dal XV al XIX secolo, e contiene una documentazione ricchissima. Si va dai diplomi di sovrani, papi e imperatori alle corrispondenze di aristocratici e principi di tutta Europa; dalle lettere di poeti, artisti e musicisti a quelle di grandi scienziati e medici, come Galileo Galilei, Bernardino Ramazzini o Lazzaro Spallanzani. L’Italia è certamente il paese più rappresentato in questa collezione, ma sono moltissimi i documenti di provenienza francese e spagnola, così come le numerose personalità inglesi, tedesche e austriache contenute nella raccolta. La maggior parte della documentazione è di natura epistolare, ma l’Autografoteca raccoglie anche incisioni, stampe, disegni, opuscoli, poesie o trattati accademici. Nei meandri di una collezione ancora largamente inesplorata, è possibile trovarsi di fronte agli autografi dell’imperatore Carlo V, di Mozart, Beethoven, Vittorio Emanuele II o papa Pio IX. L’Autografoteca prende il nome dal marchese Giuseppe Campori (1821 – 1887), erudito e storico dell’arte. Campori ha dedicato gran parte delle sue energie e delle sue sostanze all’accumulo degli innumerevoli documenti che compongono l’Autografoteca. Alla sua morte, decise di lasciare la propria collezione al Comune di Modena per metterla a disposizione della collettività. L’Autografoteca Campori è oggi conservata presso la Biblioteca Estense Universitaria di Modena.

44 registri per oltre 5.000 documenti: è questa l’entità del Gridario conservato presso l’Archivio di Stato di Modena e contenente le norme promulgate dai duchi di Modena e Reggio e dagli altri funzionari dello Stato estense. Strumenti normativi per eccellenza nelle corti di Antico Regime, le gride a stampa raccolte in questi registri ricoprono un vasto arco cronologico, che va dal 1598 al 1796, ovvero dalla devoluzione di Ferrara all’occupazione napoleonica. In ragione dell’eterogeneità dei provvedimenti e dei molteplici settori disciplinati, la digitalizzazione di questo prezioso patrimonio permette non solo di comprendere l’evoluzione dell’attività legislativa in terra estense, ma anche i meccanismi del suo funzionamento e, allo stesso tempo, getta una luce su molti aspetti della vita politica, istituzionale, religiosa, sociale, economica e culturale del ducato estense. L’abbondanza di documenti settecenteschi, in particolare, risulta illuminante per comprendere Modena, sede di un’antica università e capitale di uno Stato minore ma aperto alle suggestioni provenienti dal resto d’Italia e d’Europa, nel secolo delle riforme. Per una più agevole fruizione, tutti i documenti sono stati classificati per date e luoghi di emissione, per materie e autorità emittenti, e corredati di un breve regesto.